Quest'anno siamo entrati in 50 istituti superiori. L'anno scorso erano 16.
Cinquanta scuole in tutta Italia non sono un punto d'arrivo: sono la prova che qualcosa si sta muovendo davvero. Ci siamo confrontati senza filtri con quasi 5.000 studenti, passando dalle classi dei licei ai corridoi degli istituti tecnici.
La crescita numerica, però, è la parte meno interessante. Quello che conta sono le risposte dei ragazzi, che raccogliamo alla fine di ogni intervento.
Cosa hanno chiesto i ragazzi
Il 54% ha indicato gli investimenti come l'argomento in assoluto più utile. Al secondo posto, con il 26%, le dinamiche di mutui e affitti.
Detto in altri termini: l'indipendenza economica e il lungo periodo sono già una priorità reale per la Gen Z. Non un tema da adulti, non qualcosa che riguarda «dopo».
I dati smontano il cliché dei diciottenni pigri e disinteressati. L'economia non è noiosa: è noioso il modo in cui gliene parliamo.
Quanto resta, dopo
I test mostrano un netto miglioramento delle conoscenze reali. Il gradimento, misurato con un indice NPS, si è fermato a 8,5 su 10: l'economia non annoia, se viene spiegata nel linguaggio di chi ascolta.
Chi c'era in aula
Il pubblico coinvolto è per il 58% femminile. Non è un dettaglio di colore: in Italia resta un divario di alfabetizzazione finanziaria di circa cinque punti tra uomini e donne, e se non si inverte la tendenza in aula non si chiude da nessun'altra parte.
Cinquanta scuole, sul totale degli istituti superiori italiani, restano poche. Ma il confronto che conta è con l'anno prima: erano sedici.